Il complesso di Villa Fabris in Thiene, vincolato ai sensi del D. Lgs 490/99 (già L.1089/39), rappresenta uno degli esempi più significativi in terra vicentina di quella cultura architettonica neoclassica di matrice illuministica che, a cavallo tra la seconda metà del Settecento e i primi anni del secolo successivo, fu ampiamente divulgata sul territorio, soprattutto grazie all’opera degli architetti “neopalladiani”, primi fra tutti Ottone Calderari e Ottavio Bertotti Scamozzi.
L’autore del nostro edificio è ancora sconosciuto, anche se il Cevese alcuni anni orsono fece cautamente il nome dell’architetto feltrino Antonio De Boni, in base ad alcuni riscontri stilistici con altre realizzazioni nel territorio. Al di là del problema dell’attribuzione, l’architettura della Villa Chilesotti-Fabris si distingue per l’ariosità delle proporzioni, per la limpidezza del partito architettonico, per la freschezza degli ornati.
Il complesso come si presenta oggi, piuttosto vasto, è in realtà il risultato dell’addizione di più corpi edilizi eretti in epoche successive.
Il corpo padronale della Villa fu senza dubbio eretto nel corso del Settecento anche se i caratteri, ispirati al classicismo di ascendenza neopalladiana della facciata principale, fanno ritenere che l’intervento architettonico più significativo sia stato compiuto sullo scorcio del secolo, probabilmente su preesistenti strutture barocche.
Il prospetto su strada, che è quello principale, si compone di due piani articolati in un pianterreno bugnato e in un piano nobile, pure a bugnato gentile, caratterizzato in corrispondenza del salone centrale da un partito architettonico lievemente aggettante con quattro semicolonne corinzie reggenti un frontone triangolare, a sua volta concluso da tre statue sommitali.
L’evidenza plastica di questo episodio classicistico è affidata soprattutto al morbido modellato dei festoni e dei capitelli corinzi delle colonne.
Tre finestre rettangolari si aprono negli intercolumni (particolarmente strette quelle laterali, più larga quella centrale). Altre quattro finestre rettangolari si distribuiscono ai lati del settore centrale, stagliandosi nitide nel bugnato gentile del grazioso prospetto.
L’unico elemento curvilineo è il portone d’ingresso, affiancato da due oculi circolari; il motivo si ripete uguale nella facciata posteriore. Questa, affacciata sul giardino, presenta un tono più dimesso rispetto al prospetto su strada, ma è ingentilita da un bellissimo elegante ballatoio sagomato, con ringhiera in ferro battuto.
Piuttosto scenografico appare l’inquadramento prospettico del fronte principale, caratterizzato da una bellissima esedra in pietra, abbellita da decorazioni scultoree e da due deliziose fontanelle; oggi Via Trieste si interpone tra il corpo della Villa e l’esedra antistante, che un tempo, quando la Villa era inserita nel contesto di una vasta campagna circostante, costituiva il monumentale accesso alle vaste proprietà terriere.

This slideshow requires JavaScript.

La pianta del corpo padronale rispecchia la tradizionale tipologia della villa veneta con il lungo salone passante, che prende luce dai due prospetti e con le stanze distribuite simmetricamente ai lati. Dal lato orientale del salone si accede allo scalone monumentale, coperto da volte a botte, che collega i piani superiori.
Dei due saloni passanti, quello a piano terra è ornato alle pareti da affreschi con grottesche di gusto neoclassico e neopompeiano entro riquadri architettonici; quello al piano nobile presenta solo tracce di decorazione architettonica ad affresco. Anche alcune delle sale laterali presentano alle pareti decorazioni ad affresco o a tempera con motivi a grottesche, architettonici o naturalistici, eseguiti per lo più agli inizi del XIX secolo. Pregevoli i pavimenti originari in battuto alla veneziana e le decorazioni a tempera sulle travature lignee e sulle porte, di sapore tardo-settecentesco. Il sottotetto è caratterizzato da un unico grande ambiente con copertura a padiglione su grandi capriate lignee recentemente restaurate.
Un episodio saliente è inoltre rappresentato dalla cappellina curiosamente ricavata nel sottotetto, con affreschi di carattere religioso nella piccola volta in malta e arelle.
Ai fianchi del corpo padronale della Villa si aprono lungo Via Trieste due lunghe ali a due piani, dal tono piuttosto semplice, che esaltano per contrasto l’emergenza del prospetto principale dell’edificio.
Uscendo nel giardino posteriore, a sinistra si notano le strutture seicentesche di una barchessa a tre fornici con eleganti e sobrie riquadrature ad intonaco. A questa si addossa un modesto corpo rustico con tre pilastri in mattoni di epoca piuttosto recente.
A destra si estende invece un corpo edilizio a due piani con tetto a padiglione, di semplicissime forme neoclassiche ma molto ben proporzionato (anche se recentemente sconvolto dall’apertura di un’autorimessa). Addossata a questa si trova una piccola serra ottocentesca di squisite fattezze neoclassiche con colonne doriche e pregevoli ornamenti in ferro battuto.
E’ interessante notare l’esistenza di un tratto superstite del portico a colonne doriche con tetto a falda che anticamente doveva cingere i prospetti delle lunghe ali laterali della Villa verso il giardino.

This slideshow requires JavaScript.